| Noi due. Un anno fa. L'emozione di quella giornata sui gradini di Piazza di Spagna, il mio braccio attorno alla tua vita e la mano stretta al tuo fianco. I tuoi occhi, la tua voce. -Ho paura di tutta questa gente- mi dicesti. -Anche io. Ma non siamo soli adesso-... Ora lo siamo. E tu mi dici che non mi hai mai amato, che sono come tutte le altre. Per me no, tu non sei e non sarai mai come tutti gli altri... E ti dedico queste splendide parole, sperando che tu possa apprezzarle... Il nostro amore non diventò una pira funeraria. E allora? Allora si spense, calò? O non è mai esistito? Io mi nascosi in te poi ti ho nascosto da tutti e tutti per non farmi piu' trovare e adesso che torniamo ognuno al proprio posto liberi finalmente e non saper che fare non ti lasciai un motivo ne' una colpa ti ho fatto male per non farlo alla tua vita tu eri in piedi contro il cielo e io cosi' dolente mi levai imputato alzatevi chi ci sara' dopo di te respirera' il tuo odore pensando che sia il mio io e te che facemmo invidia al mondo avremmo vinto mai contro un miliardo di persone e una storia va a puttane sapessi andarci io... ci separammo un po' come ci unimmo senza far niente e niente poi c'era da fare se non che farlo e lentamente noi fuggimmo lontano dove non ci si puo' piu' pensare finimmo prima che lui ci finisse perche' quel nostro amore non avesse fine volevo averti e solo allora mi riusci' quando mi accorsi che ero li' per prenderti. chi mi vorra' dopo di te si prendera' il tuo armadio e quel disordine che tu hai lasciato nei miei fogli andando via cosi' come la nostra prima scena solo che andavamo via di schiena incontro a chi insegneremo quello che noi due imparammo insieme e non capire mai cos'e' se c'e' stato per davvero quell'attimo di eterno che non c'e' mille giorni di te e di me... ti presento un vecchio amico mio il ricordo di me per sempre per tutto quanto il tempo in questo addio io mi innamorero' di te... |
mercoledì 15 aprile 2009
Mille giorni di te e di me...
giovedì 19 marzo 2009
Alle volte mi fermo un po'
E anche i 100 giorni all'esame sono andati.
Tre mesi o poco più. Cento giorni. Duemilaquattrocento ore ad un esame come tanti altri. E giornate che passano come fossimo tutti sull'orlo di un precipizio, tra un sole sgargiante che ci impedisce di studiare quando dobbiamo, e una pioggerella fitta che batte sui vetri della nostra macchina quando usciamo. Una musica diffusa. Anni '80, e si mettono d'accordo tutti, nessuno fiata più in macchina, tutti chiacchierano, del più e del meno. Persone gentili, persone pazienti, persone esigenti, persone assonnate, persone "oh, frena", persone "dai accelera", persone "guarda che la precedenza è tua". Quanta gente sarà mai entrata nella tua macchina, te lo sei mai chiesto? Quanti tuoi amici con cui non esci più, quanta gente che è andata a studiare a Milano e non si è più vista in giro... Meno male che ora c'è il facebook, il netlog, msn, e tanta altra roba. Vedi foto fighissime, leggi poesie struggenti, ti informi dei cazzi di chissà chi, discerni album che danno sfogo all'egocentrismo più interno e recondito che c'è dentro di noi. Perchè c'è. Non pensate che siamo tutti Dr. Jeckyll o tutti Mr. Hyde. Tutti possono essere tutto, ed in fondo nessuno è così tanto diverso come si crede, neanche se gira con i capelli verdi e il pantacollant leopardato strizzatissimo, con le chapet al vento. Il vero diverso non lo fa notare, lo sa. Sa dentro di sé di non essere come gli altri, ma non per questo deve necessariamente darsi alla misantropia o portare magliette con su scritto Odio gli umani, si può benissimo vivere una vita da diversi anche in mezzo agli altri, modulando i propri comportamenti con l'umore, con le circostanze, con la giornata, in modo assolutamente normale. Ma viviamo nel momento Io del mondo, il mondo è fatto da io io io io io io io, io che sono meglio di te, io che ho le foto più belle delle tue perchè ho photoshop e tu no, io che ho i commenti fighi sul netlog per farti vedere chi vale. Sembrano stronzate, vero? Invece sono robe all'ordine del giorno. Chissà dove ci porterà la società dell'io. Secondo me, alla società dell'anonimato. Del non-io. E' impossibile pensare che tutta questa gente non si stuferà mai di ciò. Di essere "semplicemente me stessa" o "Inequivocabilmente super.me". SuperChicca, SuperFra, SuperTutti. Ma 'sta gente nella vita dove sta?
Tre mesi o poco più. Cento giorni. Duemilaquattrocento ore ad un esame come tanti altri. E giornate che passano come fossimo tutti sull'orlo di un precipizio, tra un sole sgargiante che ci impedisce di studiare quando dobbiamo, e una pioggerella fitta che batte sui vetri della nostra macchina quando usciamo. Una musica diffusa. Anni '80, e si mettono d'accordo tutti, nessuno fiata più in macchina, tutti chiacchierano, del più e del meno. Persone gentili, persone pazienti, persone esigenti, persone assonnate, persone "oh, frena", persone "dai accelera", persone "guarda che la precedenza è tua". Quanta gente sarà mai entrata nella tua macchina, te lo sei mai chiesto? Quanti tuoi amici con cui non esci più, quanta gente che è andata a studiare a Milano e non si è più vista in giro... Meno male che ora c'è il facebook, il netlog, msn, e tanta altra roba. Vedi foto fighissime, leggi poesie struggenti, ti informi dei cazzi di chissà chi, discerni album che danno sfogo all'egocentrismo più interno e recondito che c'è dentro di noi. Perchè c'è. Non pensate che siamo tutti Dr. Jeckyll o tutti Mr. Hyde. Tutti possono essere tutto, ed in fondo nessuno è così tanto diverso come si crede, neanche se gira con i capelli verdi e il pantacollant leopardato strizzatissimo, con le chapet al vento. Il vero diverso non lo fa notare, lo sa. Sa dentro di sé di non essere come gli altri, ma non per questo deve necessariamente darsi alla misantropia o portare magliette con su scritto Odio gli umani, si può benissimo vivere una vita da diversi anche in mezzo agli altri, modulando i propri comportamenti con l'umore, con le circostanze, con la giornata, in modo assolutamente normale. Ma viviamo nel momento Io del mondo, il mondo è fatto da io io io io io io io, io che sono meglio di te, io che ho le foto più belle delle tue perchè ho photoshop e tu no, io che ho i commenti fighi sul netlog per farti vedere chi vale. Sembrano stronzate, vero? Invece sono robe all'ordine del giorno. Chissà dove ci porterà la società dell'io. Secondo me, alla società dell'anonimato. Del non-io. E' impossibile pensare che tutta questa gente non si stuferà mai di ciò. Di essere "semplicemente me stessa" o "Inequivocabilmente super.me". SuperChicca, SuperFra, SuperTutti. Ma 'sta gente nella vita dove sta?
venerdì 6 marzo 2009
Forse che sì, forse che no
Strange days have found us...
Scuola, stamattina. La solita folla immensa del liceo grande come una caserma, tutte le facce uguali, assonnate, divertite, arrabbiate, allegre, curiose. Ma sostanzialmente tutte uguali. Determinazioni in concreto diverse di poco le une dalle altre, ma che formano un soggetto unitario. Un soggetto unitario che è grigio, sfuocato e rumoroso. Ecco la Coppia Felice che passa. Stamattina sorseggia due succhi di frutta, e si guarda amorevolmente. La Coppia Felice c'è in ogni liceo... Quei due che stanno insieme dalla notte dei tempi, che vedi tutte le mattine passeggiare per i corridoi del Casermone. Se guardi quelli sembra sempre una bella giornata. Che fuori ci sia un temporale, che abbiano il compito in classe del secolo o la scuola sia invasa dai pidocchi, loro sono sempre lì, che cinguettano alla facciaccia tua. Poi ci sono i compagni di classe: i secchioni. Il pazzo schizzato. Il simpatico che intona le canzoni napoletane e dedica "Tu si na cosa grande pe me" alla professoressa di scienze che per poco non si scioglie. La depressa del primo banco, con gli occhi sbarrati e il bicchierino di caffè sotto al banco. La bella, che riceve le rose a ogni San Valentino e a cui passano tutto il compito di matematica. La figlia dei fiori, che ogni mattina arriva con quella specie di sacco dell'immondizia che si ostina a chiamare zaino e dichiara solenne:- Ragà, non so niente-. L'alternativo, che arriva in classe cantando Redemption Song e che inventa tutte le parole. La sognante, quella che tutti deridono, ma a lei non importa. Lei non se ne rende conto, lei se ne frega di quanto possa essere ingiusto chi la motteggia, e non lo calcola, è splendidamente indifferente. E infine io. Che non so definirmi. E non so come mi vedono gli altri. Forse dovrei prendere un po' da tutti loro. Essere sognante, alternativa, bella, simpatica, figlia dei fiori e Coppia Felice. Chissà se un giorno mi ricorderò di tutti loro, di tutte queste immagini, del Casermone e di questi cinque anni... Forse che sì, forse che no. Visto con l'occhio di un narratore omnisciente, tutto appare bello e posato, ed è così se non inquadri qualcosa... Se non focalizzi la tua attenzione su niente ma guardi la totalità. Perchè in realtà, se focalizzi non è una bella giornata. Perchè? Perchè... Beh, perchè Marco se n'è andato e non ritorna più. Ma tu guarda che razza di citazioni mi tocca fare.
giovedì 26 febbraio 2009
Rotolando giù per la collina dei ciliegi.
Tazzona di caffè sulla scrivania, libro di filosofia aperto. Ancora lui. Hegel, Hegel, Hegel, mi ti sogno pure la notte. Pensieri sparsi, canzoni a pezzetti ancora da studiare, una compunta inquietudine mi pervade per tutto lo stomaco. Tranquilla, usuale. Un pezzo di "Do the evolution", e poi subito i Cure, Lovesong. "I will always love you".... Sì, aspetta che è vero.
Ma secondo voi è meglio scrivere quando si hanno tantissime cose da dire o quando si è vuoti? Secondo me le due cose sono vicine più di quanto non si creda. C'è gente che ha tantissime cose da dire e non le dice, ad esempio. Però ti guarda, ti fissa, te ne accorgi quando ti fissa qualcuno che avrebbe tante cose da dire. E ti verrebbe voglia di dargli una sberla.
Oggi è una giornata strana, ma tutto, tutto questo periodo ha un che di strano, mi sembra quasi di essere attaccata al Matrix e di avere la vera me stessa spaparanzata in una vasca con uno spinotto piantato dietro al collo. Sono solo una copia sbiadita di me stessa, in poche parole? Possibile.
Rispondo alle domande delle altre persone, senza capire realmente che domande siano.
Mi lascio trasportare dalla fiumana dei compagni, ma senza capire realmente dove stia andando.
Studio cose su cui rifletto, ma la cui essenza non mi appartiene.
Ascolto canzoni, una dopo l'altra, un artista dopo l'altro, senza pensare mentre clicco sul mouse.
Staccata dal mondo.
Il telegiornale dice: EluanaGliOmosessualiLaPoliticaL'ItaliaInDeficitNonC'èNullaCheVadaBene. Ma io non riesco a filtrare più nulla. Sono un enorme contenitore di informazioni, sentimenti, stati d'animo, nocivi e non, che non riesco più a discernere e a catalogare. Poi l'illuminazione. "Ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti?". E' Battisti. Lo dice con tono indifferente, dal mio lettore cd, dall'alto di una canzone che si chiama La Collina dei Ciliegi. Sembra che lo stia dicendo solo a me, sembra che vglia dire proprio: "Ma cretina, la smetti di farti le pippe mentali?" tanto che mi viene da sorridere. Guarda, sai che è? C'hai ragione. E tutto il restooo è noiaaaaaa.
lunedì 23 febbraio 2009
Ci sono giorni in cui sei un po' triste. Un po' triste perchè sì, neanche tu lo sai.
Ci sono giorni in cui sei un po' felice. Poi arriva qualcosa di bellissimo, ma sai che non potrai averlo, e diventi un po' triste.
Vabbè, basta con ste cavolate. Sono triste e basta. Triste perchè... Vi è mai capitato di sentirvi ignorati dalle persone? Di sembrare un po' lo spiritello invisibile della situazione? Sì, la primavera è già un po' nell'aria, con tutto che fa freddo, con tutto che gli esami di Stato si avvicinano imperterriti... Per tutti meno che per me. La primavera sembra non vedermi, anzi, addirittura sembra passarmi davanti, farmi un sonoro pernacchione e correre via, come i ragazzini che suonano ai campanelli e poi scappano. Sono proprio tutta sbagliata, anzi, sono giustissima per stare immobile; sbagliatissima per qualsiasi movimento oltre lo sbadiglio. Sapete che è? Forse ho voglia di essere triste, ho solo voglia di sfogarmi un po', ho voglia di stare un po' chiusa a riflettere. Ma riflettere su cosa, poi? Staccatemi la spina del cervello, vi prego.
martedì 17 febbraio 2009
Extraterrestre....
"Nulla cambia. E nulla cambierà. Devi solo imparare a convivere con te stessa" mi scrivevo qualche mese fa sul diario. Aspetta. Ma ora, se qualcosa dovesse cambiare cosa faresti? Allora arriverebbe davvero la paura. Allora dovresti avere la forza di rompere il guscio, di far vedere che il guscio puoi romperlo con un colpo secco e senza farti male. Oppure potresti ricominciare tutto da capo. In un altra città, con altre persone, con altri luoghi. Questi, per quanto possano essere belli e significativi sono saturi, e dovresti trovare la forza di prendere tutto e trasferirmi, puoi farlo. Tuo padre ti vorrebbe architetto. Ma tu vuoi fare l'architetto? Forse. Potresti solo suonare, nella tua vita. Potresti farlo in un posto lontano da qui. Oppure lontanissimo... Magari una stella...
Extraterrestre... Portami via Voglio una stella... Che sia tutta mia Extraterrestre... Vienimi a pigliare Voglio un pianeta... Su cui ricominciare...
giovedì 5 febbraio 2009
Discorsi di una rockstar deceduta
Ce la farò? Non ce la farò? Notizie buone tutte insieme non portano mai nulla di buono, continuo a ripetermelo. Non me l'hanno mai portato, qualcosa di buono. Eppure continuo a sperare, nonostante tutte le mazzate, che tu, Dea Musica, mi hai riservato. Proprio te, Musa. Qualcuno diceva che ci saresti sempre stata, ma non ti trovavo mentre cercavo di suonare su un pianoforte, non ti trovavo quando per te ho pianto, non ti trovavo quando le cose per me erano ingiuste. Avevo solo il mero ricordo di quelle canzoni, quelle canzoni che suonavamo, potevo solo riascoltarle, potevo solo accennarle con una chitarra acustica, e canticchiarle. Da sola. Ma non sarebbero mai state le stesse, mai più. Loro avrebbero avuto un altro cantante, io avrei avuto la mia chitarra e la mia voce. E' stato bello giocare a fare la rockstar con voi, ragazzi, a dire la verità mi sono proprio divertita. Gli occhiali da sole enormi, il sonno del primo pomeriggio, le birre fredde nel piccolo frigorifero, la batteria sconquassata, la tastiera dagli effetti ridicoli, tutto è stato bello, finché è durato. E' per questo che mi è così difficile ricominciare da capo senza di voi, con un altro gruppo. La band è come una famiglia, è difficile farla, mantenerla, metterla a posto, migliorarla. E una volta che l'hai fatta, mantenuta, messa a posto e migliorata, c'è qualcuno che prende il tuo posto. E così la Dea mi ha ucciso, di nuovo. Ora che ci ripenso sì, ho praticamente smesso di drogarmi di musica come un tempo, ho smesso di alzarmi con la radiosveglia accesa, ho smesso di sentire la musica durante la giornata, a tutte le ore. Ma realmente, è lecito prendersela con lei? Con la Dea? Ma sì. Sì che è lecito. Mi ha fatto soffrire, altrochè, e mi farà soffrire ancora, ma sapete com'è. Non è bene ricoprire gli idoli d'oro, perchè quando stacchi le mani da essi avrai le mani impomatate d'oro.
Un po' d'oro mi è rimasto, dunque.
Penso che magari lo adopererò.
Un po' d'oro mi è rimasto, dunque.
Penso che magari lo adopererò.
Iscriviti a:
Post (Atom)
