Niente. Pomeriggio ipnotico di metà settembre, io chiusa in casa con un sacco di pippe per la testa. Lui e i test d'ingresso. Ma che accoppiata... E poi "sono usciti i risultati"... Vado a vedere! Apro l'elenco e... Lettera A... Lettera B... Lettera C......... e sempre così avanti. Io non ci sono. Non faccio parte dei "magici" 80 che entreranno in quell'università. -Ma come?- chiederanno i compagni di classe alla rimpatriata di venerdì, -tu l'inglese ce l'hai nel sangue...-. Già. Ma evidentemente non abbastanza. Non è sufficiente. C'è qualcuno che sa qualche regola più di me e quindi passa avanti, perchè sì, le lingue sono fatte di regole, ovvio... Chissenefrega se poi vado a Londra e so cavarmela meglio di quelli che sanno i phrasal verbs a memoria, chissenefrega se poi, bravo quanto ti pare, ma quella pronuncia da cane arrabbiato che neanche ti capisci quando parli non te la togli. Me lo ricordo, il mio vicino di banco al test, mi ricordo anche il suo nome. E altre cose... Quegli occhialetti calati sul naso, quella borsa di scuola piena zeppa di libri, che io pensavo "ma a che gli servono i libri, che è qui per fare un test...???", quel fare aristocratico e quel coprire il foglio con una mano per assicurarsi che nessuno stesse copiando da lui. Lui su quell'elenco c'è.
giovedì 10 settembre 2009
Mah.
Niente. Pomeriggio ipnotico di metà settembre, io chiusa in casa con un sacco di pippe per la testa. Lui e i test d'ingresso. Ma che accoppiata... E poi "sono usciti i risultati"... Vado a vedere! Apro l'elenco e... Lettera A... Lettera B... Lettera C......... e sempre così avanti. Io non ci sono. Non faccio parte dei "magici" 80 che entreranno in quell'università. -Ma come?- chiederanno i compagni di classe alla rimpatriata di venerdì, -tu l'inglese ce l'hai nel sangue...-. Già. Ma evidentemente non abbastanza. Non è sufficiente. C'è qualcuno che sa qualche regola più di me e quindi passa avanti, perchè sì, le lingue sono fatte di regole, ovvio... Chissenefrega se poi vado a Londra e so cavarmela meglio di quelli che sanno i phrasal verbs a memoria, chissenefrega se poi, bravo quanto ti pare, ma quella pronuncia da cane arrabbiato che neanche ti capisci quando parli non te la togli. Me lo ricordo, il mio vicino di banco al test, mi ricordo anche il suo nome. E altre cose... Quegli occhialetti calati sul naso, quella borsa di scuola piena zeppa di libri, che io pensavo "ma a che gli servono i libri, che è qui per fare un test...???", quel fare aristocratico e quel coprire il foglio con una mano per assicurarsi che nessuno stesse copiando da lui. Lui su quell'elenco c'è.
giovedì 20 agosto 2009
So dazed & confused °_°
Help!... avrebbero cantato i Beatles. Già, ma quand'è che si chiede proprio aiuto? Quand'è che non ci se la fa più? Insomma... Una situazione così non mi era mai capitata in diciannove anni... O forse sì e non me n'ero mai accorta. Ma cosa succede? Niente. Niente. E' questo il problema. Un po' il pensiero dell'università incombe spesso, forse è la mia giovane età che abbraccia in toto anche solo il pensiero di andarmene da qui... Eppure una parte di me pensa proprio che non ce la farà ad allontanarsi troppo da casa. Troppi ricordi. Troppa vita. Ma evidentemente non abbastanza da alienare tutta la brama di andare via via via, lontano. Proverò i test a Bologna e Trieste. In cuor mio spero che a Bologna vada male, per potermene andare ancora più lontano, davvero lontano. A Trieste. Alle soglie di questo Paese la cui mentalità mi fa soffrire terribilmente tutti i giorni, il Paese in cui o sei fascista, o sei comunista, o sei fuori. AUT. E non posso soffrire quasi più nessuno, mi sembrano tutti terribili ed irritanti, persino le persone che frequento ormai da anni. Che lo siano davvero? Oppure è questa brezza soffice carica di novità che mi fa vedere tutto con occhi diversi, e magari, nuovi? Non avrei mai voluto desiderarlo, avrei voluto rimanere felice QUI, illudendomi che non ci sia niente che non vada. Già. Non c'è niente che non va. Ma non c'è neanche qualcosa che realmente vada come vorrei. Dazed & Confused. Yah.
mercoledì 24 giugno 2009
La vera notte prima degli esami. Diffidate dalle imitazioni.
E' arrivata. Non ci crederete. E non ci credo neanche io. Dopo diciotto anni, la Notte Prima Degli Esami è giunta anche per me. E' una serata perfettamente identica alle altre, se non fosse per il fatto che il cuore batte forte, e la testa pensa:- E' la Notte-. Stasera passeggiatina sul lungomare e foto di rito con gli altri tredici eroi che domani faranno l'esame con me. Cinque anni fa eravamo ventotto. Sinceramente la Notte mi ha colto alla sprovvista, non me l'aspettavo così presto. Ho sempre pensato alla Notte con festini fino alle sette della mattina, a bevute devastanti per poi arrivare il giorno dopo praticamente distrutti. La Notte non è questo, o almeno, non soltanto. E' rendersi conto della Vita. Che ti scorre tra le dita come fosse sabbia in una clessidra. Impercettibile, costante, ininterrottamente. La canzone Notte Prima Degli Esami l'ho già sentita, sentita e strarisentita. Vi dirò, preferisco i Genesis, o i Pearl Jam. Sentire "The Carpet Crawlers" mi ha calmata da un turbine di informazioni spiacevoli che ho percepito durante la passeggiata (chiacchiere di ex Maturande:- Il vostro presidente??? E' tremendo... Guà lasciate perde che non vi fa copià!-). Lungomare pieno di turisti e maturandi. In genere viaggiatori. I turisti sono arrivati nella bella località di mare come ogni anno, noi viaggiamo sino ad arrivare ad un gradino dalla tanto sognata università. Ah. Tempus fugit, c'avevi ragione, Seneca. Una cosa non l'ho ancora capita. Ma nella canzone, come facevano i quattro ragazzi a portare il pianoforte sulla spalla?
venerdì 29 maggio 2009
...Beautiful friend. The End
Non ci posso credere.
Siamo davvero arrivati alla Fine di questi cinque anni. Ancora non realizzo, mentre respiro l'aria familiare del Casermone camminando per i corridoi variopinti. Mitico Liceo. Che ci ha visti per cinque anni di mattina presto, di mezzogiorno, di pomeriggio e persino di sera, quando l'abbiamo occupato a novembre. La mia adolescenza è legata a questo Casermone, per gli sguardi ai ragazzi che mi sono piaciuti in cinque anni: le appostate alla fotocopiatrice per vederLo, le visite all'aula fumatori in prima liceo, per darsi un tono... E tante passeggiate in ogni dove, le chiacchierate con la bidella dell'aula computer che mi metteva Patti Smith durante il compito di chimica. E Because The Night risuonava placida per tutto il corridoio superiore del Liceo, lasciandomi lavorare tra redox e bilanciamenti, felice. La palestra. Il salto in alto che odiavamo, la resistenza che ci spompava, le partite a calcetto maschi contro femmine, SEMPRE. Non abbiamo mai vinto in cinque anni, noi ragazze. Gli scleri coi prof, il PET, i pomeriggi alla redazione del giornalino scolastico, l'inquetudine di dover stare ore ed ore a scuola e la leggerezza di uscire alle quattro del pomeriggio, con un fascio di articoli sotto il braccio e la Peugeot metallizzata che mi aspettava fuori. A una settimana, la Fine.
Siamo davvero arrivati alla Fine di questi cinque anni. Ancora non realizzo, mentre respiro l'aria familiare del Casermone camminando per i corridoi variopinti. Mitico Liceo. Che ci ha visti per cinque anni di mattina presto, di mezzogiorno, di pomeriggio e persino di sera, quando l'abbiamo occupato a novembre. La mia adolescenza è legata a questo Casermone, per gli sguardi ai ragazzi che mi sono piaciuti in cinque anni: le appostate alla fotocopiatrice per vederLo, le visite all'aula fumatori in prima liceo, per darsi un tono... E tante passeggiate in ogni dove, le chiacchierate con la bidella dell'aula computer che mi metteva Patti Smith durante il compito di chimica. E Because The Night risuonava placida per tutto il corridoio superiore del Liceo, lasciandomi lavorare tra redox e bilanciamenti, felice. La palestra. Il salto in alto che odiavamo, la resistenza che ci spompava, le partite a calcetto maschi contro femmine, SEMPRE. Non abbiamo mai vinto in cinque anni, noi ragazze. Gli scleri coi prof, il PET, i pomeriggi alla redazione del giornalino scolastico, l'inquetudine di dover stare ore ed ore a scuola e la leggerezza di uscire alle quattro del pomeriggio, con un fascio di articoli sotto il braccio e la Peugeot metallizzata che mi aspettava fuori. A una settimana, la Fine.
domenica 10 maggio 2009
It is NOT easy
E rieccomi qui.
Con un nuovo ragazzo, una nuova band, un nuovo esame, tante cose da fare... Tipo un futuro da scegliere. Premetto che la mia maggiore aspirazione nella vita è scrivere, ma ho un problema: non so di cosa scrivere. Mettiamo che qualcuno mi dica: avanti, scrivi di questo, questo e questo. Ok, fin lì ci sono. Ma non riesco a scrivere di storie che mi appartengono, di esperienze mie. Mi sento egoista a scrivere di me. A parte in questo piccolo angolo del web dimenticato da tutti, ovvio. Spero in ogni caso di non diventare una letterata fancazzista, ma di concludere qualcosa. Anche se mi scoraggiano tutti. E poi l'amore. Secondo voi è vero che un amore in realtà non si rimuove mai del tutto? Io credo di sì. Almeno finchè c'è quel maledetto grillo parlante che risponde al nome di ricordo. E non riesco a capire che cosa voglia dire essere realmente innamorati, nonostante ci stia provando con tutte le mie forze. Sono innamorata del ricordo, di quello sì. Tanto innamorata come non lo ero di quella persona. E di quella che ho ora? Non lo so, sono stata felicissima per una settimana, e ora mi trovo come la bambina insoddisfatta che ha ottenuto il lecca lecca a forma di cuore, lo ha addentato, e, vedendo che pur essendo dolce non è riuscita a morderlo perchè troppo duro, è rimasta delusa e amareggiata. E questo sarebbe giocare? E' un gioco che non mi piace.
Con un nuovo ragazzo, una nuova band, un nuovo esame, tante cose da fare... Tipo un futuro da scegliere. Premetto che la mia maggiore aspirazione nella vita è scrivere, ma ho un problema: non so di cosa scrivere. Mettiamo che qualcuno mi dica: avanti, scrivi di questo, questo e questo. Ok, fin lì ci sono. Ma non riesco a scrivere di storie che mi appartengono, di esperienze mie. Mi sento egoista a scrivere di me. A parte in questo piccolo angolo del web dimenticato da tutti, ovvio. Spero in ogni caso di non diventare una letterata fancazzista, ma di concludere qualcosa. Anche se mi scoraggiano tutti. E poi l'amore. Secondo voi è vero che un amore in realtà non si rimuove mai del tutto? Io credo di sì. Almeno finchè c'è quel maledetto grillo parlante che risponde al nome di ricordo. E non riesco a capire che cosa voglia dire essere realmente innamorati, nonostante ci stia provando con tutte le mie forze. Sono innamorata del ricordo, di quello sì. Tanto innamorata come non lo ero di quella persona. E di quella che ho ora? Non lo so, sono stata felicissima per una settimana, e ora mi trovo come la bambina insoddisfatta che ha ottenuto il lecca lecca a forma di cuore, lo ha addentato, e, vedendo che pur essendo dolce non è riuscita a morderlo perchè troppo duro, è rimasta delusa e amareggiata. E questo sarebbe giocare? E' un gioco che non mi piace.
mercoledì 15 aprile 2009
Mille giorni di te e di me...
| Noi due. Un anno fa. L'emozione di quella giornata sui gradini di Piazza di Spagna, il mio braccio attorno alla tua vita e la mano stretta al tuo fianco. I tuoi occhi, la tua voce. -Ho paura di tutta questa gente- mi dicesti. -Anche io. Ma non siamo soli adesso-... Ora lo siamo. E tu mi dici che non mi hai mai amato, che sono come tutte le altre. Per me no, tu non sei e non sarai mai come tutti gli altri... E ti dedico queste splendide parole, sperando che tu possa apprezzarle... Il nostro amore non diventò una pira funeraria. E allora? Allora si spense, calò? O non è mai esistito? Io mi nascosi in te poi ti ho nascosto da tutti e tutti per non farmi piu' trovare e adesso che torniamo ognuno al proprio posto liberi finalmente e non saper che fare non ti lasciai un motivo ne' una colpa ti ho fatto male per non farlo alla tua vita tu eri in piedi contro il cielo e io cosi' dolente mi levai imputato alzatevi chi ci sara' dopo di te respirera' il tuo odore pensando che sia il mio io e te che facemmo invidia al mondo avremmo vinto mai contro un miliardo di persone e una storia va a puttane sapessi andarci io... ci separammo un po' come ci unimmo senza far niente e niente poi c'era da fare se non che farlo e lentamente noi fuggimmo lontano dove non ci si puo' piu' pensare finimmo prima che lui ci finisse perche' quel nostro amore non avesse fine volevo averti e solo allora mi riusci' quando mi accorsi che ero li' per prenderti. chi mi vorra' dopo di te si prendera' il tuo armadio e quel disordine che tu hai lasciato nei miei fogli andando via cosi' come la nostra prima scena solo che andavamo via di schiena incontro a chi insegneremo quello che noi due imparammo insieme e non capire mai cos'e' se c'e' stato per davvero quell'attimo di eterno che non c'e' mille giorni di te e di me... ti presento un vecchio amico mio il ricordo di me per sempre per tutto quanto il tempo in questo addio io mi innamorero' di te... |
giovedì 19 marzo 2009
Alle volte mi fermo un po'
E anche i 100 giorni all'esame sono andati.
Tre mesi o poco più. Cento giorni. Duemilaquattrocento ore ad un esame come tanti altri. E giornate che passano come fossimo tutti sull'orlo di un precipizio, tra un sole sgargiante che ci impedisce di studiare quando dobbiamo, e una pioggerella fitta che batte sui vetri della nostra macchina quando usciamo. Una musica diffusa. Anni '80, e si mettono d'accordo tutti, nessuno fiata più in macchina, tutti chiacchierano, del più e del meno. Persone gentili, persone pazienti, persone esigenti, persone assonnate, persone "oh, frena", persone "dai accelera", persone "guarda che la precedenza è tua". Quanta gente sarà mai entrata nella tua macchina, te lo sei mai chiesto? Quanti tuoi amici con cui non esci più, quanta gente che è andata a studiare a Milano e non si è più vista in giro... Meno male che ora c'è il facebook, il netlog, msn, e tanta altra roba. Vedi foto fighissime, leggi poesie struggenti, ti informi dei cazzi di chissà chi, discerni album che danno sfogo all'egocentrismo più interno e recondito che c'è dentro di noi. Perchè c'è. Non pensate che siamo tutti Dr. Jeckyll o tutti Mr. Hyde. Tutti possono essere tutto, ed in fondo nessuno è così tanto diverso come si crede, neanche se gira con i capelli verdi e il pantacollant leopardato strizzatissimo, con le chapet al vento. Il vero diverso non lo fa notare, lo sa. Sa dentro di sé di non essere come gli altri, ma non per questo deve necessariamente darsi alla misantropia o portare magliette con su scritto Odio gli umani, si può benissimo vivere una vita da diversi anche in mezzo agli altri, modulando i propri comportamenti con l'umore, con le circostanze, con la giornata, in modo assolutamente normale. Ma viviamo nel momento Io del mondo, il mondo è fatto da io io io io io io io, io che sono meglio di te, io che ho le foto più belle delle tue perchè ho photoshop e tu no, io che ho i commenti fighi sul netlog per farti vedere chi vale. Sembrano stronzate, vero? Invece sono robe all'ordine del giorno. Chissà dove ci porterà la società dell'io. Secondo me, alla società dell'anonimato. Del non-io. E' impossibile pensare che tutta questa gente non si stuferà mai di ciò. Di essere "semplicemente me stessa" o "Inequivocabilmente super.me". SuperChicca, SuperFra, SuperTutti. Ma 'sta gente nella vita dove sta?
Tre mesi o poco più. Cento giorni. Duemilaquattrocento ore ad un esame come tanti altri. E giornate che passano come fossimo tutti sull'orlo di un precipizio, tra un sole sgargiante che ci impedisce di studiare quando dobbiamo, e una pioggerella fitta che batte sui vetri della nostra macchina quando usciamo. Una musica diffusa. Anni '80, e si mettono d'accordo tutti, nessuno fiata più in macchina, tutti chiacchierano, del più e del meno. Persone gentili, persone pazienti, persone esigenti, persone assonnate, persone "oh, frena", persone "dai accelera", persone "guarda che la precedenza è tua". Quanta gente sarà mai entrata nella tua macchina, te lo sei mai chiesto? Quanti tuoi amici con cui non esci più, quanta gente che è andata a studiare a Milano e non si è più vista in giro... Meno male che ora c'è il facebook, il netlog, msn, e tanta altra roba. Vedi foto fighissime, leggi poesie struggenti, ti informi dei cazzi di chissà chi, discerni album che danno sfogo all'egocentrismo più interno e recondito che c'è dentro di noi. Perchè c'è. Non pensate che siamo tutti Dr. Jeckyll o tutti Mr. Hyde. Tutti possono essere tutto, ed in fondo nessuno è così tanto diverso come si crede, neanche se gira con i capelli verdi e il pantacollant leopardato strizzatissimo, con le chapet al vento. Il vero diverso non lo fa notare, lo sa. Sa dentro di sé di non essere come gli altri, ma non per questo deve necessariamente darsi alla misantropia o portare magliette con su scritto Odio gli umani, si può benissimo vivere una vita da diversi anche in mezzo agli altri, modulando i propri comportamenti con l'umore, con le circostanze, con la giornata, in modo assolutamente normale. Ma viviamo nel momento Io del mondo, il mondo è fatto da io io io io io io io, io che sono meglio di te, io che ho le foto più belle delle tue perchè ho photoshop e tu no, io che ho i commenti fighi sul netlog per farti vedere chi vale. Sembrano stronzate, vero? Invece sono robe all'ordine del giorno. Chissà dove ci porterà la società dell'io. Secondo me, alla società dell'anonimato. Del non-io. E' impossibile pensare che tutta questa gente non si stuferà mai di ciò. Di essere "semplicemente me stessa" o "Inequivocabilmente super.me". SuperChicca, SuperFra, SuperTutti. Ma 'sta gente nella vita dove sta?
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