venerdì 1 giugno 2012
La primavera trascorreva lenta ed esanime, felice e triste e improvvisa ma prevista, con picnic nei grandi parchi della città e tanti amici, tanti sguardi inutili e tante risate e tanti tiramisù un po' sciolti da mangiare col cucchiaio facendosi cadere il cacao sui vestiti e poi imprecare. Un pomeriggio di domenica a parlare fitto fitto di politica con un giovane ingegnere fuoricorso, sdraiati sul pratone enorme vicino casa mia, sorseggiando birra del discount e mangiando patatine alla salsa barbecue. Un amico spagnolo bellissimo che viene a salutarmi prima di partire. Qualche scambio di battute su Tenco con un amico che mi dice che sembravo mezza scema e invece no. Un'amica che parte con cui mi sforzo di essere carina ma non mi va. Una festa da organizzare. Prendere un caffé con la prof di economia per discutere del parziale, il suo cagnolino che mi fa le feste e il mio cellulare che squilla tutto solo. Un panino troppo poco condito in un posto troppo turistico, l'abbronzatura a chiazze che odio. I cioccolatini portati dal Belgio finiti in un pomeriggio, e disperate ore di palestra per smaltirli. Domani è Carnevale e non lo sapevo. Un gatto nero che mi attraversa la strada mentre torno a casa. Fare il giro dell'isolato e ritrovarselo di nuovo lì, con tanto di topolino tra gli artigli. Quando dici evvabbé, non era giornata. Facile, così.
mercoledì 8 giugno 2011
Post augurio per la festa della donna
La principessa triste beveva del vino del discount chiusa nella sua stanza.
E beh, cosa credete?
Che le principesse non fumino, non bevano e abbiano le guanciotte rosse solo per il fard?
Nulla di più sbagliato.
E inoltre, INOLTRE, in preda alla tristezza, incoraggiava il suo fegato a digerire la pasta al ragù di poche ore prima. Bicarbonato? Digestivi? Sigarette? Giammai. Nulla poté contro il suo bruciore di stomaco. E aveva l'ultima Winston Blu sul comodino ma se la risparmiava, sì, risparmiava, per qualche ora dopo. Nel frattempo ascoltava i vecchi Timoria e si immaginava un principe azzurro capellone e riccioluto come Francesco Renga primo periodo.
Perché il suo, di principe, mica si faceva più sentire.
Mica le principesse di oggi sono come quelle di un tempo. Hanno i capelli troppo corti per appendere le trecce alla finestra, e, cosa di molto peggiore, anche avessero i capelli lunghi chilometri e potessero intrecciarli come nidi di rondine, non ci sarebbe comunque nessuno lì sotto alla finestra metropolitana tra i palazzoni, ad aspettare. I principi al giorno d'oggi chiedono di far l'amore con le principesse, ma poi le lasciano andare, con compunta rassegnazione delle suddette. I principi, al giorno d'oggi, escono alle cinque della mattina e poi giocano a freccette nei pub. I principi, al giorno d'oggi, spariscono nei boschi metropolitani per settimane, ma non hanno draghi né mostri da ammazzare. Hanno moto per zigzagare nel traffico e poca pazienza per aspettare cento anni, per aspettare che la loro Bella Addormentata si risvegli.
Buon otto marzo, principesse tutte.
martedì 1 febbraio 2011
Nessun luogo è lontano?
Gli avevo dato tutto, a lui. Gli avevo preparato una torta quando era giù, e gliela avevo portata all'università; l'avevo ospitato a casa mia, e avevo preparato il suo letto con una cura maniacale, e lenzuola fresche di lavatrice, e il cuscino a cartoni che adorava; avevo comprato un ventone di sigarette pensando a quante me ne aveva offerte, e gli avevo regalato il mio accendino blu, gli avevo prestato il mio libro preferito, con le annotazioni a matita e i miei sorrisi sotto alle frasi più belle. "Nessun luogo è lontano. Se desiderate essere affianco a qualcuno che amate, forse non ci siete già?". Ma manco per il cazzo. Che gliene frega alla gente se io voglio stare affianco a lei, ma proprio niente.Il libro di linguistica rimane aperto. La bruciatura da pentola di stasera fa male, e darei un dente inutile per una sigaretta.Che mi coccolerebbe per qualche secondo senza fare troppe domande. Piangerei una notte intera ma persino piangere è troppo rumoroso e richiede troppi sforzi.Che inetta.
venerdì 17 dicembre 2010
Altra mattinata persa per la sveglia che non suona. Anzi, rettifico già: per la mia testa che si rifiuta di fare quello che fanno miliardi di teste di miliardi di persone ogni giorno, ovvero riconoscere il suono metallico di una fottutissima sveglia. Ieri sera festa universitaria inutile come... come... forse come gli zoccoli di gomma puzzolente o come uno stendino senza fili.
Ho i mezzi per spaziare e ci provo, ma non funzionano mai. Il gin lemon non è una soluzione.
I regali di Natale mi mettono l'ansia. Ho capito di essere cresciuta quando ho realizzato che non avevo più idee per i regali. Quando mi sono dovuta sforzare, capirete.
Attendo un'altra serata persa, per il freddo, per la pioggia, per la macchina che non parte, per la brutta compagnia, per sonno (perché giustamente svegliandosi a mezzogiorno si ha più sonno), per fame, per incompatibilità con umani di vario genere.
We do not believe in ourselves until someone reveals that deep inside us something is valuable, worth listening to, worthy of our trust, sacred to our touch. Once we believe in ourselves we can risk curiosity, wonder, spontaneous delight or any experience that reveals the human spirit."--E. E. Cummings
Buon natale
mercoledì 8 dicembre 2010
Ossessione
Non riesco a liberarmi
del tuo fantasma.
Per quanto distolga lo sguardo
continuo a vederti.
Non posso spezzare
il legame che ci ha unito.
Per quanto non ascolti
continuo a sentire la tua voce.
La tua ombra discreta
mi accompagna dappertutto.
Il tuo morbo mi ha infettato
e per quanto abbia cura di me
non riesco a guarire.
Non riesco a liberarmi
del tuo fantasma.
Per quanto distolga lo sguardo
continuo a vederti.
Non posso spezzare
il legame che ci ha unito.
Per quanto non ascolti
continuo a sentire la tua voce.
La tua ombra discreta
mi accompagna dappertutto.
Il tuo morbo mi ha infettato
e per quanto abbia cura di me
non riesco a guarire.
Jim Morrison
mercoledì 3 novembre 2010
Bored
Gente che passeggia guardandosi intorno.
Gente che aspetta la risposta.
Gente che TEMPOREGGIA, attendendo la risposta.
Gente che soffre per un castello di carte,
e gente che sorride di un cielo vuoto.
Gente che mostra le gambe per sentirsi rassicurata,
gente che si anima per farsi capire.
Gente che chiama col telefonino scarico,
e gente che metabolizza tutto per non sentire i grumi del dolore ad un setaccio troppo stretto.
Gente che non ha il coraggio,
gente che sei un falso e sei un ipocrita.
Gente che - così si direbbe- spera,
ma a cui il verbo .sperare. sembra tanto cacofonico da non essere mai pronunciato.
lunedì 25 ottobre 2010
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