mercoledì 26 novembre 2008

Some are born to sweet delight...


Chissà da dove viene tutto questo freddo. Cerco di spiegarmelo, forse non è solo la neve che scende piano mentre torno a casa dopo scuola, forse non è solo il vento che entra prepotentemente in qualsiasi spiraglio. Forse sono io il "Castello Oscuro Nella Profonda Foresta", che i Satyricon mi perdonino. L'autunno sembra essere finito, è finita l'ultima aura di gioia colorata, le foglie morte ora sono in terra e riposano; al loro posto, neve. Tutto è bianco, etereo, sempiterno, perfetto. Tutto tranne questo freddo pungente che pervade il mio corpo, sempre, anche sotto una coltre di morbida lana. Non so se l'attesa servirà a qualcosa, se la signorina Primavera mi porterà beatitudine. Non dico gioia, la gioia non è propria di noi umani. O meglio, come qualcuno ha detto prima di me "C'è chi è nato per la dolce gioia, c'è chi invece è nato per la notte senza fine". Probabilmente appartengo alla notte senza fine. Probabilmente non arriverà niente. Probabilmente sentirò freddo anche tra qualche mese. Ma io ti aspetto lo stesso, Signorina. Non mi muovo.

domenica 2 novembre 2008

Amore...?


Odiosità dell’amore


Odio l’amore per quanto

esso ha di egoistico,

per le false promesse

di sempiterna fedeltà

& di durata imperitura.

Odio l’amore per quanto

esso ha di idealizzato,

per la vieta retorica di

adorazione & dedizione

& romanticherie.

Odio l’amore per quanto

esso ha di truffaldina

proiezione: attribuisce

al cuore ciò che nasce

dal bassoventre.

Jim Morrison

E' tutto vero. Facciamo finta di non sapere ciò perchè abbiamo tutti un bisogno viscerale di amore, perchè ne siamo morbosamente attaccati. Ma in fondo è l'amore l'illusione più grande.


domenica 19 ottobre 2008

Senza parole...



La maschera
Trilussa

Vent'anni fa m'ammascherai pur'io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p'annisconne quello mio.
Sta da vent'anni sopra un credenzone
quela maschera buffa, ch'è restata
sempre co' la medesima espressione,
sempre co' la medesima risata.
Una vorta je chiesi: - E come fai
a conservà lo stesso bonumore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core!-
La Maschera rispose: E tu che piagni
che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni
che la gente dirà: Povero diavolo,
te compatisco...me dispiace assai...
Ma, in fonno, credi, nun j'importa un cavolo!
Fa' invece come me, ch'ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso co' la faccia mia
così la gente nun se scoccerà...-
D'allora in poi nasconno li dolori
de dietro a un'allegria de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega de l'umanità.

Vent'anni fa mi mascherai anche io!
E conservo ancora la maschera di cartone
che servì per nascondere la mia (faccia).
Giace da vent'anni sopra un credenzone
quella maschera buffa, che è restata
sempre con la stessa espressione,
sempre con lo stesso sorriso.
Una volta le chiesi:- E come fai
a mantenere lo stesso buon umore
anche nei momenti di dolore
anche quando mi trovo in mezzo ai guai?
Felice te che non cambi mai!
Felice te che vivi senza cuore!-
La Maschera rispose:- E tu che piangi
cosa guadagni? Nulla! Guadagni che
la gente dirà: Povero diavolo...
Ti capisco, mi dispiace molto
Ma in fondo credi, non gli importa nulla!
Fà invece come me, che ho sempre riso
e se sei preso da malinconia
copriti il viso con la mia faccia
così la gente non ti scoccerà...-
Da allora nascondo i dolori
dietro quell'allegria di cartapesta
e passo per un celebre egoista
cui nulla importa dell'umanità.


lunedì 13 ottobre 2008

...Riusciranno a riveder le stelle?


Oggi camminavo per un viale alberato, fuori da scuola. Il sole spuntava timido dalle nuvole, il vento era leggero ma pungente, io camminavo sul tappeto di foglie morte provocando uno scricchiolio quasi impercettibile, era come una sinfonia silenziosa fatta dal battito del mio cuore, dallo scricchiolio delle foglie e dal vento leggero. E oggi, proprio oggi mentre camminavo lungo quel viale al cospetto del signor Autunno, con i suoi colori accesi, il suo freddo ancora non pronunciato e le sue caldarroste fumanti, è tornata a trovare la mia mente la signorina Primavera, con i suoi batticuori, le sue speranze e i suoi boccioli delicati. E mi è venuta in mente quella giornata di aprile, quando ancora spensierata passeggiavo mano nella mano con lui tra la gente. Entrambi avevamo paura di tutta quella gente. "La gente è strana" cantava Morrison alla fine dei '60. Beato te, Jim, che non hai visto quella di oggi. Beato te che al momento giusto sei sparito, velocemente così com'eri apparso. Però insieme, insieme non ci faceva paura nulla. Insieme non ci curavamo di nulla. Sapete come diceva Prévert, "I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno"... Non avrebbe potuto dirlo meglio. Ma, d'altro canto, Baudelaire accusava il Tempo di mangiarsi la vita, forse con un impercettibile accenno al Carpe Diem oraziano. Amaro, ma un invito a cogliere l'attimo. Ed ecco qui me, passata da Prévert a Baudelaire, dalla signorina Primavera al signor Autunno, da lui al niente. Sarebbe bello essere un'eroina dei libri. Perchè no, la Margherita di Bulgakov. Lei l'ha salvato il suo uomo. Piuttosto che vivere una vita senza di lui si è sacrificata, si è sottoposta a tutto per riabbracciare il suo uomo, pur di curarlo, di farlo suo nuovamente e di crescerlo, di nuovo, come un bambino. L'avessero tutte il tuo coraggio, Margherita.

giovedì 25 settembre 2008

Impressioni di (fine) settembre




Vi è mai capitato che vi succedesse una cosa che vi aspettavate ormai da giorni? Una cosa che però gli altri continuavano a smentire categoricamente? Sfortunatamente è capitato anche a me. Ma è stupefacente notare come si possa cadere e risalire nell'arco di poco tempo. Ad un tratto ti crolla il mondo addosso, poi ti sembrerà per un po' di essere nato nel posto sbagliato, di volerti un giorno trasferire dal posto dove vivi per non vedere più questo, quello e quell'altro. E poi ti svegli una mattina, e non è successo magari nulla, ti giri e vedi sul tuo cuscino un raggio di sole, il tuo libro preferito sul comodino e una nuova giornata che aspetta, come una pagina di un libro ancora bianco, di essere scritta. A quel punto pensi che magari alcune persone non hanno neanche bisogno delle tue preoccupazioni e dei tuoi turbamenti e ti accorgi di quanto sia bello risorgere, per te stesso, per amor proprio, dall'oscurità; ti accorgi di quanto sia bello cancellare tutto il nero degli ultimi giorni. E passare davanti agli altri facendo un grosso, enorme sorriso.

giovedì 18 settembre 2008

Cronache di un non-esame


Entro in Conservatorio come fosse stato un normale pomeriggio di lezione: anzi, per un momento ho voluto immaginare di essere ancora a maggio e di stare seguendo le ultime lezioni, ho voluto inspirare a pieni polmoni l'aria salmastra che faceva quasi venire voglia di buttare i libri e andarsi a fare un bagno al mare. Ma a me non piace neanche, il mare d'estate, con tutta quella gente. E poi non è maggio, è settembre. Salgo le scale del Conservatorio, sto per fare l'esame per il quinto, eppure non sono emozionata, tanto so che non vale la pena. Mi chiudo in una stanza, inizio a fare scale, arpeggi. Il mare mi guarda dalla finestra, è leggermente cullato dal vento, e anche lui si gode l'ultimo sole estivo, mi guarda e il suo movimento, ora che è vuoto, ora che non c'è più gente, mi rilassa. Mi vengono a chiamare, è ora dell'esame; mi chiedono il programma, i pezzi... Perchè non guardano anche loro il mare, mi domando. Sono tutti presi a chiacchierare, neanche mi stanno a sentire; io suono, suono, suono, sopra le loro chiacchiere, le loro risa, i loro fatti... Però il mare mi sta a sentire, non sto suonando per me stessa soltanto, ma per tutto cio' che c'è al di là di quella finestra: per il mare, per il vento, per il sole, per la bellezza di quel pomeriggio tiepidamente estivo... Così chiudo il mio non-esame, con un sorriso. Ho suonato, ho suonato bene, per me stessa e per tutte le cose belle che già ci sono, ci sono sempre, eppure è in questi momenti che te ne accorgi. Quelli che parlavano parlavano parlavano mi hanno dato 8.50. Ma in realtà, loro non sanno un bel niente.

lunedì 15 settembre 2008

Last Day Of Summer Never Felt So Cold...


Nothing I am
Nothing I dream
Nothing is new
Nothing I think or believe in or say
Nothing is true

It used to be so easy
I never even tried
Yeah, it used to be so easy...

But the last day of summer never felt so cold
The last day of summer never felt so old

Never felt so...

All that I have
All that I hold
All that is wrong
All that I feel for or trust in or love
All that is gone

It used to be so easy
I never even tried
Yeah, it used to be so easy...

But the last day of summer never felt so cold
The last day of summer never felt so old
The last day of summer never felt so cold
Never felt so...




Io non sono niente
Non sogno niente
niente è nuovo
Non penso o credo o dico niente
Niente è vero


Sembrava essere così facile
Non ci ho mai neanche provato
Sì, sembrava essere così semplice


Ma l'ultimo giorno d'estate non era sembrato mai così freddo
L'ultimo giorno d'estate non era sembrato mai così remoto

Mai sentito così...

Tutto ciò che ho
Tutto ciò che trattengo
Tutto ciò è sbagliato
Tutto ciò che sento per o verità o amore
Tutto ciò è andato via


Sembrava essere così semplice
Non ci ho mai neanche provato
Si, sembrava essere così semplice


Ma l'ultimo giorno d'estate
non era sembrato mai così freddo
L'ultimo giorno d'estate
Non sembrò mai così remoto
l'ultimo giorno d'estate
Non sembrò mai così freddo

Mai sentito così...

The Cure- Last Day Of Summer


"L'estate senza fine poi finì". Già, anche l'estate che sembrava senza fine è finita... L'estate della maturità, l'estate dell'innocenza, convissute in modo così piacevole da non essermene neanche accorta; l'estate dei mille luoghi, dei mille avvenimenti e delle mille serate... Una dietro l'altra, impercettibilmente, sempre più rapide, come in una breve vita a sè; una sfavillante stella cometa che correndo illumina per un attimo il cielo e poi, così com'era arrivata se ne va, senza rendere conto a nessuno. E l'ultimo giorno, l'ultimo giorno prima che se ne vada, ti sembra davvero così freddo come non lo era mai stato.